| Pubblicato su Nature Ecology and Evolution un interessantissimo studio, a cui ha partecipato il nostro Luigi Maiorano, che mostra come la presenza umana modula l’espansione dello sciacallo dorato in Europa. |
| Le attività umane possono impattare la biodiversità in molti modi. Se gli effetti diretti sono stati studiati spesso approfonditamente, molto di meno si sa degli effetti indiretti. Per esempio, non sappiamo quasi nulla di come le attività umane possano interferire nelle interazioni biotiche tra specie diverse. Per capire meglio questa tipologia di impatti, un gruppo di ricercatori che lavorano in 13 nazioni europee ha studiato l’espansione dello sciacallo dorato in Europa. Lo sciacallo è un carnivoro di medie dimensioni e in tempi storici era ristretto a piccole popolazioni presenti nelle regioni costiere del sud-est Europa. Da qualche anno, la specie si sta espandendo in Europa ad una velocità e su una scala che hanno pochi precedenti se consideriamo soltanto i processi naturali. Le principali cause riguardano il riscaldamento climatico, i cambiamenti di uso del suolo e l’assenza di altri predatori. I lupi in particolare giocano un ruolo fondamentale nel regolare la distribuzione dello sciacallo. Le due specie possono infatti competere (ed è il lupo a vincere) oppure instaurare un rapporto di preda-predatore (con gli sciacalli che fungono da preda). In tempi storici, i lupi erano presenti in tutta Europa, mentre gli sciacalli erano assolutamente marginali. Durante il 19° secolo la situazione si è completamente capovolta, soprattutto in seguito alla persecuzione su vasta scala che ha avuto il lupo come obiettivo. In questo studio, basato su un campionamento avvenuto tra il 2001 ed il 2017 in quasi 9000 località sparse in Europa Centrale e sud-orientale, si mostra che le condizioni più importanti che favoriscono la presenza degli sciacalli sono una copertura nevosa di breve durata, una copertura forestale non eccessiva e la vicinanza a corsi d’acqua. Ma la variabile che più di tutte influenza la presenza degli sciacalli è l’assenza di lupi: dove i lupi sono assenti la probabilità di presenza degli sciacalli è alta, mentre scende al minimo nelle aree dove i lupi sono presenti con branchi stabili nel tempo. Questo pattern supporta in modo chiaro la cosiddetta “mesopredator-release hypothesis”, indicando che il declino storico dei lupi in Europa è stata la scintilla che ha acceso l’espansione dello sciacallo sul continte. Ma la storia non finisce qui. I risultati dello stesso studio mostrano anche che la presenza umana può modulare le interazioni tra lupi e sciacalli con un processo noto come lo “human shield”, letteralmente lo scudo umano. I ricercatori hanno osservato che gli sciacalli generalmente evitano i centri abitati nelle regioni dove i lupi sono assenti. Al contrario, dove i lupi sono presenti, gli sciacalli cambiano il loro comportamento e selezionano attivamente le aree vicine ai centri abitati. “Questo studio è stato possibile solo grazie a un lungo sforzo di collaborazione che ha messo insieme ricercatori di tutta Europa che hanno raccolto dati in modo standardizzato per molti anni. Mettere insieme questi dati ci ha permesso di capire quali siano le dinamiche dell’espansione dello sciacallo su aree molto grandi e di confermare che i lupi sono la principale barriera all’espansione dello sciacallo in Europa. L’effetto scudo involontariamente fornito dall’uomo riduce la pressione ambientale del lupo e permette allo sciacallo di espandersi in Europa” ha sottolineato il Dr. Nathan Ranc (INRAE, Francia), uno degli autori. A partire da queste analisi, i ricercatori hanno anche sviluppato un modello che predice l’idoneità ambientale futura per lo sciacallo. Si è visto che il 75% del continente europeo sarà idoneo alla presenza della specie. Questo corrisponde ad un incremento ancora maggiore di quello che abbiamo visto in questi anni, circa 6 volte l’attuale distribuzione. L’area di massima espansione sarà localizzata in Europa occidentale, dove negli ultimi anni i record di sciacalli sono aumentati sensibilmente. Il futuro della presenza della specie dipenderà dalle dinamiche di popolazione del lupo in Europa. Dopo secoli di persecuzione, e dopo aver toccato il minimo nella sua distribuzione negli anni 1970, il lupo sta ora ricolonizzando gran parte della sua distribuzione storica. Questo ovviamente andrà a ridurre il potenziale per l’espansione degli sciacalli in gran parte d’Europa. “Il nostro studio fornisce le prove che il recupero di un predatore come il lupo può funzionare come una soluzione naturale per regolare le popolazioni dei meso-carnivori. Tuttavia, i risultati suggeriscono che per avere questi effetti, i prefatori devono essere presenti in modo stabile. E questo può rappresentare un problema importante in un paesaggio dominato dall’uomo come l’Europa. Una soluzione si può trovare in una gestione proattiva e in misure effettive di prevenzione dei conflitti con le attività antropiche” ha commentato il Dr. Miha Krofel dell’Università di Ljubliana (Slovenia), uno degli autori dello studio. “La situazione in Italia è estremamente complessa. L’Italia ha al momento una popolazione di lupi importante, con più di 3000 esemplari secondo l’ultimo rilevamento di ISPRA, e una distribuzione che interessa l’intera penisola. Tuttavia, esistono ancora numerose aree dove la presenza dei lupi è irregolare, e dove la presenza dello sciacallo è possibile. La prima presenza confermata in Italia risale agli anni 1990 e attualmente la specie è presente in modo stabile in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige. Negli ultimi anni gli avvistamenti sono aumentati sia come numero che come distribuzione. Ci sono presenze confermate di sciacalli in provincia di Bergamo e in provincia di Torino verso Ovest, in provincia di Modena e fino ad arrivare nel Parco del Circeo verso Sud. Dalle nostre analisi risulta molto chiaramente che il potenziale di espansione dello sciacallo in Italia è molto importante, con tutti i problemi di gestione dei conflitti che questa espansione si porterà dietro”, ha commentato il Dr. Luigi Maiorano della Sapienza Università di Roma, uno degli autori dello studio. |
| Link all’articolo: Ranc, N. et al. 2026. Human shielding from wolves facilitates jackal expansion across Europe. – Nature Ecology & Evolution. doi: 10.1038/s41559-026-03060-y |
| Contatti: Luigi Maiorano: luigi.maiorano@uniroma1.it |
| Photo by Martin Steenhaut |
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